Dormito nulla. Ho iniziato intorno alle tre a redarre questa nota ma il vino, ed altro, me l’hanno impedito. A letto serenamente insonne, di una serenità fatta di non-pensieri. Alle sei mi sono alzato e per la prima volta da quando sono qui ho utilizzata, in luogo della doccia, la ampia vasca con idromassaggio che troneggia nel bagno. Un lungo e rilassante utilizzo. Ed un lungo sguardo ed un pensiero mesto per i miei inerti genitali, ed il ricordo di chiacchiere di caffetteria che vedevano anziani quanto me avventori sottolineare con orgoglio l’alterno risveglio del proprio pene, pur con l’ausilio di moderni preparati farmaceutici. Non è stato il mio caso, anticipando quanto seguirà: che vegli il fantasma di Corinna sulla mia castità? Non so, ma di certo veglia, su tutto.
Ed ancora per certo si riconferma nella mia psicologia – ma presumo tratto comune della psicologia maschile – la centralità del pene. Ne conveniva Corinna, e mi piace ricordare alcuni suoi sibilati “dammi il cazzo” appositamente pronunciati in situazioni inadatte ai conseguenti comportamenti, e ricordare l’affanno con il quale si cercava insieme di provvedere. Della psicologia femminile, non so.
Vestito, ho chiamato per la colazione intorno alle 8, non desiderando scendere: succo di frutta, caffè ed un cornetto. Ed ora vai Mario, novello scrittore dell’ultima età, vai a narrare il nulla, e che non enfatizzi la pietà.
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Carla è arrivata con dieci minuti di ritardo, alle 20.40. dei quali si è scusata. Seguendo le mie indicazioni, non ha indossato un abito da sera: una gonna che presumo di lana di assoluta semplicità ampiamente oltre le ginocchia ed una sorta di blusa/giacca dello stesso tessuto e con lo stesso motivo di righe traverse scure su sfondo bianco opaco, un fazzoletto al collo ed un ampio cappotto nero. Un filo di perle come collana e due piccole perle come orecchino, calze scure e scarpe con un modesto tacco. Del trucco non saprei dire, se non che non si notava. Da buona professionista aveva capito appieno i desiderata del cliente e si era adeguata con eccellenza. Una presenza assolutamente gradevole al braccio di un elegante anziano signore.
L’auto pubblica in una ventina di minuti ci ha lasciato dinanzi una modesta insegna che recitava soltanto “Ritrovo xyz” a testa di una porta-vetri, chiusa. Carla ha suonato un campanello semi nascosto e la porta è stata aperta da un signore abbigliato come s’abbigliano i capo cameriere nei buoni ristoranti. Un corridoio di una decina di metri ci ha portato in un ampio salone occupato da una ventina di tavoli, in parte circolari ed in parte quadrati. Sulla parete di fondo dinanzi il corridoio un palco ospitava un pianoforte a coda, una pianista ed una signora che si rivelò più tardi essere una cantante. A fianco del palco un paio di porte destinate probabilmente all’ingresso a cucine e servizi.
Le pareti del salone non mostravano finestre, ricoperte com’erano da un pesante tendaggio scuro. A pavimento, tappeti. L’illuminazione modesta ma sufficiente. I tavoli erano tutti occupati, meno uno quadro, in seconda fila a partire dal palco, destinato a noi. L’addobbo dei tavoli era elegantemente semplice, un fiore al centro. Mancavano completamente addobbi “festivi”, luci, luminarie, coriandolate o quant’altro, ed apprezzai.
Mi piacque una rapida conti dei presenti: tra sessanta e settanta. Tutti di sobria eleganza e tutti di certo, almeno per la parte maschile, ampiamente benestanti. La parte femminile per lo più condivideva con la mia giovane compagna e la giovane età e l’avvenenza, cosa che mi fece presupporre tra loro una continuità di professione, almeno serale. E sul luogo, di un luogo deputato ad incontri altrove imbarazzanti.
Il brusio che si levava dai tavoli era assolutamente sopportabile. Mi sedetti, dopo aver fatto accomodare la mia bella accompagnatrice, con compiaciuta soddsfazione.
I camerieri erano numerosi, azzarderei uno ogni tre tavoli e silenziosi quanto di dovere: per prima cosa ci liberarono dei cappotti e di seguito ci servorono aperitivi. Le portate della cena iniziarono a far capolino intorno alle 22: non vi era una lista dei piatti: ogni cameriere circolava con un carrello tra i tavoli di sua competenza, offrendo ai commensali il loro contenuto. Non mi dilungo sull’ingerito, assolutamente di ottima fattura, ed in linea con la tradizione di fine anno, che assegna primati al pesce. Tartine varie, gamberi, ostriche, insalate di non so che, spaghetti alle vongole, branzini, aragoste (che aborro): nulla mancava di quanto è consueto in ogni buon ristorante, e nulla mancava nel servizio, veloce, discreto: inappuntabile.
Poco primo l’inizio della cena si era animato il palco: la pianista ha preso posto e le note della frizzante “gelato al limone” hanno riempito la sala, seguite dalla voce della cantante inaspettatamente roca, non so se per natura o per omaggio all’autore della canzone. La parte musicale della serata è continutata così, in uno stile classico di piano-bar, che ho sempre trovato il più confacente ad accompagnare il piacere di una buona cena e di una buona compagnia. Poco prima della mezzanotte cantante e pianista hanno invitato i commensali a brindare al nuovo anno, e tutti abbiamo alzato i nostri calici opportunamente riempiti dell’usuale champagne dai solerti camerieri. Alcool che si è aggiunto al troppo alcool bevuto durante la cena.
Carla è stata una compagna perfetta ed io ne ho approfittato per lusingarmi e narrandole della mia vita professionale, e forse esagerando un poco sui successi conseguiti, e proponendole alcune mie opinioni sulla “vita” e rivelandole l’esistenza di queste note e di come il nostro incontro sarebbe in qualche modo restato alla “storia”, o foss’anche solo alla cronaca. Ascoltava e rispondeva quasi fosse veramente interessata alle mie inezie, tanto da impuntarsi anche in cortesi contestazioni. E tanto da opporre discanto commosso al mio commosso narrare di Corinna.
Pregevole. Le feci la cortesia di nulla chiedere sulla sua vita, per non costringerla a menzogne cui era di certo avvezza, ma del tutto inutili nel nostro piacevole contesto. La lascia parlare dei suoi gusti musicali, tutti interni alla musica “leggera”, e della sua ammirazione per l’attore John Travolta. Pregevole, essendo anche riuscita a farmi per qualche attimo pensare di piacerle.
Era circa la 1.40 del nuovo anno quando abbiamo lasciato il locale, non senza aver prima pagato un conto scandalosamente alto anche per la mia consuetudine (oramai antica) alla frequentazione di locali di pregio. Intorno alle 2 eravamo in albergo dove Carla mi propose un ultimo brindisi nelle mie stanze. Accettato.
La mia testa era pesante per il troppo vino, ed a suo dire anche quella di Carla: e questo le aggiungeva fascino, un fascino che solo i nervi mi toccava, mancando oramai di altre indimenticate reazioni. L’avrei voluta, ma la coscienza della storia mi conteneva nei lacci del mio tempo.
Il brindisi fu quasi “intimo”, gli auguri scambiati parevano sinceri e l’abbraccio appena accennato aveva il gusto di un abbraccio. Dopo accennai al suo compenso, con celato fastidio. Rispose “aspetta”
Eravamo nel salottino, arredato tra l’altro con un divanetto a due posti ed una poltrona. Carla mi spinse delicatamente sulla poltrona e si accomodò sul divanetto, si alzò la gonna e dovetti opporle un “no” al suo iniziare a sfilarsi lo slip. Mi ubbidì. Restò distesa con la gonna sollevata, le lunghe e belle gambe aperte, le sue lunghe dita scomparsero sotto lo slip ed iniziò a masturbarsi, in silenzio e guardandomi. Non potei che rimanere composto, vestito di tutto punto.
Quanti minuti non so dire, ma tanti da riportare alla mente troppe cose, troppe, troppe e che lì silenziose dovevavo restare, come stettero.
Ad un punto il ventre di Carla sobbalzò inarcandosi appena, e prima sibilò un gemito e poi un lungo respiro. Ancora qualche minuto e la gonna ridiscese, Carla si alzò ed io con lei e fu sul mio petto. Le presi “la” mano e le sfiorai con le labbra le dita. Erano le 2.40 quando se ne è andata.
Carla mi ha chiesto solo mille euro. Ho insistito perché ne accettasse tremila.