Si Ricomincia da Capo

9 Gennaio 2007 13 commenti

Si ricomincia da capo.

Il contenuto di questo blog sarà cancellato, ma rimarà lo spazio per nuove scritture, se ve ne saranno.
Vorrei solo provvedere prima al salvataggio di quanto presente nella sua interezza, per poterlo di tanto in tanto rileggere e ripercorrere le emozioni di queste settimane. Non so però come fare, riesco solo a salvare una pagina per volta. Mi dovrò informare. Se qualcuno di voi conosce un programma adatto, mi farà cosa cortese nel segnalarmelo.

Un saluto a tutti. Può essere che ci si risenta, può essere che no.

Mario

Categorie:Argomenti vari Tag: ,

Tolti i colori

7 Gennaio 2007 22 commenti

Tolti i colori, meglio un bianco e basta. Anche fuori i colori sono smorti.
Il freddo è modesto.
E’ ripreso il ritmo di sempre, o meglio il non-ritmo, nulla scandendo di rilevante: i tempi dei pasti, le pause in caffetteria con il contorno di amabili chiacchiere, la lettura dei giornali. Tutto immutabile, o forse mutabile anche, ove si trovassero motivazioni e forza: e non è il mio caso. Resta solo da attendere che questa insolita buona salute si arrenda alle statistiche, ed allora avrò un impegno al pari dei miei coetanei: curarmi per sopravvivere senza un motivo per vivere.

Ho narrato ai miei co-avventori del tempo trascorso in albergo, trascurando il come dell’ultima sera del vecchio anno, e pavonanandomi fuor di consuetudine degli “sfarzi” e dei costi del luogo che mi ha ospitato: cosa certo pessima sotto il profilo “culturale”, ma tant’è: non ho proprio altro per cui farmi invidiare, e credo in fondo comune che ciascheduno sbandieri lo straccio che ha in tasca. Nel mio caso, uno straccio certo sozzo ma sicuramente comodo.

Come tutti coloro che hanno un poco di denaro, ho investito parte del patrimonio in vari prodotti bancari per i quali i funzionari magnificano ottime rendite. Invero in questi ultimi anni non mi sono mai preoccupato di verificare.
Ho carezzato questa notte, agitata e confusa come le precedenti, l’idea di abbandonare ogni investimento e di trasformare tutto in liquidità: se lo farò domani, penso di sorprendere parecchio il funzionario, e mi riprometto di resistere con un secco “Ho deciso così” alle sue inevitabili resistenze. Si vedrà. E’ poi solo una schiocchezza.

Buona domenica

Mario

Categorie:Argomenti vari Tag: ,

Polemiche

6 Gennaio 2007 6 commenti

Si sono innestate polemiche su questa esperienza delle quali non mi pare corretto parlare qui.
Le prendo solo a spunto per riflettere su quanto di ingenuità io contenga, nonostante gli anni e diverse esperienze che mi hanno sempre confermato sulla correttezza di un continuo diffidare di ogni altro.
Evidentemente non esistono “oasi”, ed il mondo rimane uno solo, e non c’è linea che confini il “reale” dal “virtuale”: siamo sempre noi, con intero il bagaglio delle nostre storie, vittorie e/o cadute, e le rabbie, e gli ululati. Un mondo solo.
Mi piace augurarmi, con un ottimismo che da qui è venuto e che mi sforzo di mantenere, che ogni cosa possa risolversi, e ritrovare qual senso di pur modesta “comunione” che mi ha in questi 45 giorni fatto abbandonare, forse troppo precipitosamente, incancreniti pregiudizi. Non dipende solo da me.
Dichiaro -ingenuamente?- la mia “innocenza” e confesso un’amarezza profonda.

Continuerò a scrivere note, non so su quali argomenti e non so con quale frequenza, e continuerò a seguire le note di chi comunque mi è stato caro (nessuna mielosità :-) ). Chi riterrà di ignorarmi mi ignori: io ricordo ogni cosa ed ogni frase con piacere ed anche con commozione (i vecchi possono solo ricordare): sono deciso a “concludermi” pensando che due mani possano sempre stringersi, abbattuto ogni sospetto su verità diverse da quelle proclamate.

Mario

Categorie:Argomenti vari Tag:

Il Cretino

6 Gennaio 2007 4 commenti

Qualche scortese cretino si è preso la facoltà di cambiare i dati di accesso a queste note, contro le cortesi indicazioni che mi ero permesso di dare.
Scortesia alquanto stupida e del tutto inutile, che comunque conferma come anche l’avanzata vecchiaia non offra alcun tipo di garanzia contro comportamenti la leggerezza.

Riprendo dunque “possesso” di queste pagine, come si conviene all’umana diffidenza.

E sempre con molta mestizia.

Mario

P.S. In merito ad F.K., ho letto la sua precisazione e ci tengo a confermarla: NON HA NULLA A CHE FARE con F.K. di Nazione Indiana.

Categorie:Argomenti vari Tag:

L’Ultima Stazione

3 Gennaio 2007 8 commenti

Ultima stazione per il treno a vapore.

Oggi è il quarantesimo giorno di vita di questo blog, e l’ultimo.
Quel senso di fine di cui parlavo deve trovare una qualche forma di rappresentazione, e questa è l’unica che sappia e che possa mettere in scena.
D’altronde, non vi sarebbe altro da dire, lo scopo di queste note è stato ampiamente raggiunto ed il proseguire sarebbe solo un replicare. Ho dato a Corinna ciò che pensavo doverle, e ne ho ricavato per me una sorta di indefibinile “pacificazione” che mi sarà compagna per il poco tempo che mi resta. Essa rimane ferma dove è sempre stata, e neppure in una “luce” diversa: mi rimane che questa sua pubblica rivisitazione sia stata insieme e l’omaggio ad una donna eccezionale che ha potuto sfondare ogni difesa della mia pelle ed una sorta di pubblico “pentimento” per il male lasciatole sul collo, non avendo saputo coniugare l’amore e la passione che non sono mai mancati -e che restano da ventuno anni- con uno sguardo meno distratto sul coacervo del suo cuore.
Se è comune dire “alfa e omega”, io ripeto qui alfa e omega, con un groppo in gola e due lacrime che ora adoro (è qui che per la prima volta ho pianto). Si Corinna, iniziai e finii in te, e non c’è altro da dire.

Senza chi ha voluto e leggermi prima e continuare a leggermi dopo, questa “storia” non avrebbe potuto vivere e non avrebbe potuto conoscere la sua naturale conclusione. Non ho mai detto “grazie” nella mia vita con la sincerità e la commozione di questi quaranta giorni, e di questo momento: grazie e grazie e grazie, a tutti, uno per uno: non ripercorro i vostri nomi, sono dentro di me e non li dimenticherò mai.
Vorrei davvero lasciarvi un piccolo segno del mio passaggio, e lo farò con chi vorrà comunicarmi un qualche indirizzo presso il quale possa ritirare qualcosa.

Ho “annusato”, tramite vostro, lo sconosciuto mondo delle lettere, ed ho trovato ampio motivo di rimpianto per questa sessantennale trascuratezza: forse non sarebbe cambiato nulla nella mia vita, ma per certo il mio sguardo si sarebbe posto in modo differente sulle persone e sulle cose del mondo. Continuerò questa inevitabilmente confusa frequentazione, ed a seguire le persone e le parole che in questi quaranta giorni hanno saputo davvero parlarmi.

Non altro. Chiudo qui, ed insieme in questo elegante albergo. Domani sarò nel mio appartamento, e la valigia ricevuta non è stata neppure aperta.
Addio.

P.S. Questo blog non sarà cancellato: rimane di chi lo vuole per lo scopo che vuole. Cambia il sottotilo.

Nome Utente “iltrenoavapore@tiscali.it”
Password “corinna”

Chiedo solo che non sia cancellato, e non modificato in quanto vi è sino a questo momento, e che la password non sia modificata. Ne sarò un lettore come altri, se ve ne saranno, un commmentatore e fors’anche un postatore.
Se qualcuno posterà, sarebbe cosa buona lo facesse anche nella categoria “Cultura” (!)

P.S. 2
In quanto al motivo della fine della mia vicenda con Corinna, ammesso che possa interessare, cè tra voi chi lo conosce: avendo mostrato di intuirlo, ho ritenuto di comunicarglielo in forma privata. La riserva è sciolta, se crede, dica.

P.S. 3

Avendo ricevuto ampia autorizzazione, che ovviamente non sarà più utilizzata qui, né fuori di qui, mi piace concludere con alcuni versi di “cara polvere” enucleati dalla raccolta “Il Sistema del Diavolo” e che portano a titolo il numero del secolo che mi ha visto per quindici anni “felice”
—————————————————————–
900

sono nata nel novecento,
fresca di parole angolo-spigolo,
straccia d’immagini confuse,
incognite XX femmina,
con grandi assenze sul guestbook
della mia casa cattoprivata,
leggermente spinta in vetta,
poi miope, poi senza più quaderni.
una gulliver di pianti in riserva
contro muri intonati ai muri di prima,
guerre a malincorpo nel cortile
e remissione elevata per le cose.
le dico pure le cose, così come stanno,
narcotiche in vena: né dio può fare altro
schierato morticino dentro.
sono nata anch’io nel novecento
incestando mancanza nella notte,
almeno per te, senza cedere
ai poli l’illusione tempo-spazio.
———————————————————————-

Un saluto a tutti.

Mario

Categorie:Argomenti vari Tag: ,

Rimango

2 Gennaio 2007 4 commenti

Rimango.
Come vi fosse un’inspiegabile coazione a restare, come se l’andarsene da qui, da questo luogo che è nulla, rappresentasse altro andarsene, altri abbandoni.
Come si fosse determinata una sorta di mutazione che richiede diversi comportamenti, diversi luoghi, diverse forme.
Come avesse preso il basto la debolezza, ad affermarsi (finalmente?) contro ogni presunzione di forza, contro ogni orgogliosa vanità ed a gridare nella frusta alzata e schioccata la propria esultazione per una rivincita troppo a lungo attesa: “Se cedi a me ti sei, se combatti me ti inganni ”
Il ricordo di Corinna si è fatto diverso ed ha assunto la forma della “disperazione”, in tutta la pienezza del suo etimo, ed essa mi porta a sconosciute lacrime, a scherniti singulti per i quali disconosco pudore e vergogna: cantino e scuotano questo ampio e vecchio petto, e che ogni cosa, prima del commiato, sia rimessa al posto che le spetta, in quella classifica che solo un’impudica aderenza ai sentimenti può generare e giustificare.
Io non ti cercai Corinna, per un a me dichiarato “rispetto” del tuo infinito dolore: capisco sola ora che ti avrei “rispettata”, e quel dolore insieme, se ti avessi costretta con qualsivoglia mezzo, violento anche, a restare con me, e quel dolore sarebbe diventato tutto “nostro”, cemento al cemento, condanna comune ed insieme riscatto. Non si lasci mai che un amore si perda quando le sue radici si affondano tra i villi intestinali, non opponete mai ragioni allo strazio, non c’è ragione che possa fermare il sangue, non barattate una presunta “pace” per una certa “infelicità”: pagherei oggi tutto di pelle e di denari per poter essere “infelice” venti anni con Corinna.

Rimango, quasi impaurito da non so che. Ho contattato la mia domestica ed ho provveduto a che domani mi fossero mandati capi d’abbigliamento. C’è un senso di fine dentro e attorno e non so che forma vorrà prendere.
Rimango.

Categorie:Argomenti vari Tag:

Restare?

2 Gennaio 2007 1 commento

Andarsene? Non andarsene?
Dovrebbe essere scaduto il mio tempo qui: dovevano essere tre giorni all’inizio, poi sono divenuti dieci. Il corredo è scarso anche se la lavanderia interna funziona correttamente. E due abiti sono pochi, dovendo di forza trascurare l’abito da sera. Nulla osta a che se ne acquisti, comunque.
Non ho desiderio di tornare, nulla mi manca del mio abituale domicilio, né cose né persone, e neppure desiderio di restare, nulla vi è qui che mi serva, qui come altrove: che può servirmi davvero?
Queste note, esse si, e non c’è luogo che le vincoli: le piccole polemiche che le hanno accompagnate non mi turbano né possono farmi desistere, non essendo nate da ricerche di consensi. Uno strano desiderio di morire “nudo” mi pervade, essendo chiusa ogni prospettiva a cose che si possano definire “fatti”: resta solo il “dovere” verso me stesso di questo insolito testamento, altro non avendo da lasciare che alcune memorie: un’eredità pubblica di cui nessuno si gioverà se non che me stesso, saldando un debito di verità che potrà finalmente farmi dire “E’ tutto a posto, Mario”. Per l’invidiato patrimonio ho disposto nulla e sarà affare di tribunali trovarvi adeguata sistemazione, e la cosa banalmente non può in alcun modo riguardarmi. Odio le cosiddette “opere di bene”: tempo addietro avevo carezzato l’idea di farne beneficiare la ricerca scientifica, notoriamente in pessime acque, intitolandomi una sorta di “mausoleo” che mi perpetuasse, ma neppure la mia pur tosta vanità ha saputo non ridere di tale schiocchezza: conosco sin troppo bene le infinite strade per cui si disperde in avide tasche (come furono le mie) quanto stanziato a fini di ricerca e non intendo contribuire: ci pensi lo stato, se ne ha interesse.

Tramite il solito portiere ho disposto che fosse recapitato a Carla un omaggio floreale, e che questo omaggio fosse replicato ogni primo del mese per dodici mesi: una “romanticheria” di certo sciocca ma che mi diverte, avendo a cura di confermare una certa mia immagine pubblica cui mi sono da sempre dedicato, e tenendo a che Carla fosse costretta a ricordarmi ben più di quanto usuale per un semplice cliente. Che ne rida o ci sputi non è affar mio, anche se mi concedo di presumere che ne avrà inconsueto piacere. Non voglio perdermi nella anonima, anche se piccola, folla dei “ricchi”, i quali in comune hanno solo la ricchezza, come i neri il colore della pelle: per il resto, c’è di tutto, come sempre.

Resto o vado? Che dici Corinna? Mi costringesti a restare in un luogo simile, quanti anni fa? Trenta? Forse più, credo intorno ai primi anni ’70, non era molto che si era insieme. Ci eravamo concessi a cavallo della Pasqua alcuni giorni di vacanza e gli impegni di lavoro, sia miei che tuoi, allora pressanti, richiedevano un sollecito ritorno. Ti prese il ghiribizzo di restare ed a nulla valsero i ragionevoli motivi che ti opposi: “Stai male con me, Mario?”. Restammo, facendo infuriare i nostri rispettivi colleghi e rimandare di una settimana impegni che come dimostrò la storia potevano in vero ben attendere.
E noi attendemmo a noi, ai nostri solidi corpi ed alla smania che l’un per l’altro li possedeva: uomini in “calore”, conoscete il “calore”? Quello che prende i nervi e lo stomaco ben prima dei genitali? Quel calore che non si riduce a semplice voglia di sesso e di orgasmi, ma che reclama l’altro corpo, l’altro sesso, l’altro orgasmo come parte imprescindile di sé, come necessità biologica, come ultimi e totali nudità e respiro, non complemento a, ma parte di, parte, senza la quale il corpo resta monco ed ogni cosa, ogni altra cosa, insensata.
Ho conosciuto e bevuto innumerevoli orgasmi di donna, sterili. Gli orgasmi di Corinna, sui quali nelle “attese” era piacevole scherzare, avevano per me la consistenza, la forma, il gusto ed il suono della vita, erano il viatico per cui tornavo a me stesso, riscoperto e fecondato da quel miscuglio di umori che solo può essere concime a quanto non so altro che definire con l’improprio termine di “felicità”. Ho avuto modo, vivendo, di sentire lodi per gli amori “pudìchi”: quanta pena, e quanta assenza!
Così Corinna devi essere conosciuta, perché così tu sei stata, in una “bellezza” infinita, in una “purezza” che altri potrebbero definire “angelica”: donna del centro della terra sputata tra le mie braccia dalla forza inarrestabile della “verità”. E laggiù probabilmente tornata, quando il caso ha voluto tornarti come pietre quelle stesse pietre che hai divelto per uscire.

Buonanotte.

Mario

Categorie:Argomenti vari Tag:

Realtà o Menzogna?

1 Gennaio 2007 4 commenti

Diversi dubitano, o hanno sempre dubitato, e sulla mia realtà e sulla realtà delle mie note.
Alcuni penseranno che questa “difesa” sia di per sé ammissione di reato: lo so bene, ma vado avanti, avendone voglia.

Sono stato molto duro, ai miei tempi, con le varie realtà che ho dovuto affrontare: così come mi pare di capire nel mondo letterario, anche in quello scientifico la lotta è aspra e per certo non vincono i buoni sentimenti e la bonomia, e neppure il “migliore”, se per migliore si intende l’acutezza del proprio cervello ed il risultato del proprio lavoro. Per vincere si ha da usare la forza con tutto il suo corollario di compromessi di menzogne e di nessuna carità. Ho saputo usare ogni cosa ed ho saputo vincere. Vittoria effimera? Senza dubbio. Vittoria che ha lasciato nel campo del mio “cuore” rimorsi rimpianti ed aridità? Può essere. Può essere tutto e può essere anche – e permettetemi di abbandonare per questa nota la consueta e voluta bonomia – che tutte queste classifiche ed aggettivazioni siano una colossale “cazzata” generata soltanto dall’incapacità di accogliere culturalmente l’anomalia della confessione che non sia letteraria.

Qui nessuno si confessa ed ovviamente nessuno è obbligato a confessarsi e questo intrigo infinito di note non ha certo a suo fine la confessione. Ovviamente. Non di meno nessuno si confessa: lo fanno in parte soltanto “cara polvere”, ma accuratamente in una forma metastorica che, nel momento in cui ci offre il suo corpo attraverso parole che lasciano il segno (cosa rara, e v’è ben altro e di meglio in rete da leggere di “cara polvere” di quanto pubblicato da Centofanti) , ce ne nasconde con cura la sua minuta e quotidiana realtà, non soddisfacendo (correttamente) la possibile (solo possibile?) pruderie sempre in agguato anche nel più accorto e colto lettore, e lo fa ancora in parte melania, offrendoci, senza mediazione letteraria, il peso di un dolore che non molla, ma che resta indefinito nella collocazione storica e corporale.
Per il resto nulla che leghi una firma ad una vita, una firma ad un incubo, una firma ad un corpo. Neppure nei blogs “leggeri” dove più ampio è lo spazio “personale” e colmo quello spazio dell’andare e venire e dei più diversi amori e del resoconto delle più diverse gioie e dolori, la confessione è mai raggiunta. Lo sottolineo come fatto di cronaca, non come metro di giudizio: nessuno si confessa, e fanno tutti bene, visto che non è dovuta a nessuno una confessione, men che meno che a un indefinito “tutti” e men che meno a se stessi.
E non si chiamino “confessioni” i proclami roboanti che hanno a soli padre e madre la vanità: certo senza vanità non può esservi confessione, ma una voce troppo alta testimonia sempre che i pori della propria pelle sono stati osservati senza microscopio.
Non sto facendo l’elegia della confessione: mi è del tutto indifferente che tizio o caio si confessi, a me a se stesso come a chiunque altro, e per converso riconosco appieno la nullità di una mia confessione, sotto ogni profilo: culturale, umano, storico: solo una delle tante e classiche “cacate di mosca” che troppo ammorbano il mondo. Nessuna elegia della confessione, ed insieme una scelta tutta mia di confessarmi con questo mezzo.

Entriamo del merito: che cosa ho scritto in queste note dal 25 novembre 2006? Restiamo ai “fatti”

1. Mario è un vecchio ex-scienziato che vive solo in un’indefinita cittadina del nord
2. Mario è molto ricco
3. Mario non si è mai occupato di letteratura, né come fruitore né come autore
4. Mario ha avuto tra i 45 ed i 60 anni una relazione amorosa molto coinvolgente, dopo la quale più nulla, sia fisicamente che emotivamente

Nulla di questi punti mi pare rivesta caratteri di non-banalità. La ricchezza stessa, pur ampiamente minoritaria, è assolutamente banale e voglia credermi georgia che nel ?mio ambiente economico?, pur squallido quanto si voglia, tremila euro per una prostituta sono un compenso del tutto modesto. Mille euro li pagano quotidianamente frotte di rispettabili impiegati della IBM e sicuramente, observata refero, autorevoli e non autorevoli esponenti del mondo culturale, le cui private voglie ed infamie perfettamente si sovrappongono a quelle della composta e ricca borghesia. E? consolante ricordare come l?apprezzato (anche da me) Pasolini si dilettasse la notte a cercare e pagare sottoproletari per fugaci e di certo poco ?emotivi? rapporti sessuali.

Dunque l? ?incredibile? è altrove, ed altro non so trovarlo che nella scelta della confessione. Una scelta tutta mia, tutta interna e per la quale non ho da chiedere permessi. E se da questa scelta sono discesi prima alcuni lettori e poi alcuni ?rapporti?, è una conseguenza non prevista, ed ho già detto quanto abbia apprezzato l?abbozzo di dialogo che ne è seguito e quanto in quell?abbozzo abbia trovato di motivi di ripensamento sul come ho saputo spendere i miei giorni. Mi urgeva quella confessione, come spessa capita -negandolo- in vista del capolinea. Mi urgeva totale, senza ammeniccoli pseudo-culturali od orpelli giustificazionistici. Urgeva a me.
Mi urgeva riportare Corinna alla luce, quella Corinna che forse ho sepolto ancora nella vita ed a cui, prima di morire, dovevo rendere il merito che le spetta. Pubblicamente era l?unico modo, troppo facile con sé stessi o con un caro amico (che non ho), troppo facile amici !
Pubblicamente, pubblicamente e pubblicamente.

?Incredibile? la forma? Mi è stata ?rimproverata? come letteraria, e dunque mendace con le premesse, e dunque tutto mendace. Non so dire della forma, non avendone titolo e mancando di consuetudine di letture letterarie: dicano i critici, punto che gli interessi. Non so scrivere in modo altro e penso di non poter cambiare, né mi interessa. A vero dire appunti di questo genere mi furono a volte fatte per le mie relazioni tecniche, e mi piace ricordare una cortese studentessa (anni ?70? Mah?) che volle portarmi a motivazione della sua seduzione anche l??incanto? del mio inconsueto scrivere tecnico. Ho sempre pensato, senza dirlo, che fosse solo una cortese menzogna per ?farsi il professore?.

Dunque? Nulla. Avendo cautamente scelto di non pubblicare cognome ed indirizzo, pensate come vi aggrada, e voglio ringraziare Stefano per il suo intervento: Mario esiste, così come don Abbondio. A me basta.
Continuerò sino a quando mi aggraderà, e restano intatti i miei ?sentimenti? per chi ha saputo, anche non volendo, generarli.
Per Keybee, mai avuto l?ardire di pensare di servirle a qualcosa, come per chiunque: non ho chiesto nulla e non do nulla. Ho risposto a chiunque sempre con cortesia, pur se con diversi gradi, e dunque manca l?oggetto del tradimento. Mento? Potrei farlo con pieno diritto, nulla essendomi stato chiesto. Con pieno ed insindacabile diritto. Sono poi così tante le forme della menzogna!

?Infine mi viene da dire, anzitutto a me stesso: se ti piace Mario, chiunque egli sia, amalo come ameresti un personaggio romanzesco ricalcato su un uomo reale ma sconosciuto; se non ti piace, o se ti sembra immorale o spregevole, non hai soluzione migliore, per liquidarlo, che l’indifferenza?

Ancora grazie Stefano: come ebbi a dirti, il tuo curricola non mente.

Un caro saluto a tutti.

Mario

Categorie:Argomenti vari Tag: ,

Cena con Prostituta

1 Gennaio 2007 11 commenti

Dormito nulla. Ho iniziato intorno alle tre a redarre questa nota ma il vino, ed altro, me l’hanno impedito. A letto serenamente insonne, di una serenità fatta di non-pensieri. Alle sei mi sono alzato e per la prima volta da quando sono qui ho utilizzata, in luogo della doccia, la ampia vasca con idromassaggio che troneggia nel bagno. Un lungo e rilassante utilizzo. Ed un lungo sguardo ed un pensiero mesto per i miei inerti genitali, ed il ricordo di chiacchiere di caffetteria che vedevano anziani quanto me avventori sottolineare con orgoglio l’alterno risveglio del proprio pene, pur con l’ausilio di moderni preparati farmaceutici. Non è stato il mio caso, anticipando quanto seguirà: che vegli il fantasma di Corinna sulla mia castità? Non so, ma di certo veglia, su tutto.
Ed ancora per certo si riconferma nella mia psicologia – ma presumo tratto comune della psicologia maschile – la centralità del pene. Ne conveniva Corinna, e mi piace ricordare alcuni suoi sibilati “dammi il cazzo” appositamente pronunciati in situazioni inadatte ai conseguenti comportamenti, e ricordare l’affanno con il quale si cercava insieme di provvedere. Della psicologia femminile, non so.
Vestito, ho chiamato per la colazione intorno alle 8, non desiderando scendere: succo di frutta, caffè ed un cornetto. Ed ora vai Mario, novello scrittore dell’ultima età, vai a narrare il nulla, e che non enfatizzi la pietà.

——————————————————————————————————–

Carla è arrivata con dieci minuti di ritardo, alle 20.40. dei quali si è scusata. Seguendo le mie indicazioni, non ha indossato un abito da sera: una gonna che presumo di lana di assoluta semplicità ampiamente oltre le ginocchia ed una sorta di blusa/giacca dello stesso tessuto e con lo stesso motivo di righe traverse scure su sfondo bianco opaco, un fazzoletto al collo ed un ampio cappotto nero. Un filo di perle come collana e due piccole perle come orecchino, calze scure e scarpe con un modesto tacco. Del trucco non saprei dire, se non che non si notava. Da buona professionista aveva capito appieno i desiderata del cliente e si era adeguata con eccellenza. Una presenza assolutamente gradevole al braccio di un elegante anziano signore.

L’auto pubblica in una ventina di minuti ci ha lasciato dinanzi una modesta insegna che recitava soltanto “Ritrovo xyz” a testa di una porta-vetri, chiusa. Carla ha suonato un campanello semi nascosto e la porta è stata aperta da un signore abbigliato come s’abbigliano i capo cameriere nei buoni ristoranti. Un corridoio di una decina di metri ci ha portato in un ampio salone occupato da una ventina di tavoli, in parte circolari ed in parte quadrati. Sulla parete di fondo dinanzi il corridoio un palco ospitava un pianoforte a coda, una pianista ed una signora che si rivelò più tardi essere una cantante. A fianco del palco un paio di porte destinate probabilmente all’ingresso a cucine e servizi.
Le pareti del salone non mostravano finestre, ricoperte com’erano da un pesante tendaggio scuro. A pavimento, tappeti. L’illuminazione modesta ma sufficiente. I tavoli erano tutti occupati, meno uno quadro, in seconda fila a partire dal palco, destinato a noi. L’addobbo dei tavoli era elegantemente semplice, un fiore al centro. Mancavano completamente addobbi “festivi”, luci, luminarie, coriandolate o quant’altro, ed apprezzai.
Mi piacque una rapida conti dei presenti: tra sessanta e settanta. Tutti di sobria eleganza e tutti di certo, almeno per la parte maschile, ampiamente benestanti. La parte femminile per lo più condivideva con la mia giovane compagna e la giovane età e l’avvenenza, cosa che mi fece presupporre tra loro una continuità di professione, almeno serale. E sul luogo, di un luogo deputato ad incontri altrove imbarazzanti.
Il brusio che si levava dai tavoli era assolutamente sopportabile. Mi sedetti, dopo aver fatto accomodare la mia bella accompagnatrice, con compiaciuta soddsfazione.

I camerieri erano numerosi, azzarderei uno ogni tre tavoli e silenziosi quanto di dovere: per prima cosa ci liberarono dei cappotti e di seguito ci servorono aperitivi. Le portate della cena iniziarono a far capolino intorno alle 22: non vi era una lista dei piatti: ogni cameriere circolava con un carrello tra i tavoli di sua competenza, offrendo ai commensali il loro contenuto. Non mi dilungo sull’ingerito, assolutamente di ottima fattura, ed in linea con la tradizione di fine anno, che assegna primati al pesce. Tartine varie, gamberi, ostriche, insalate di non so che, spaghetti alle vongole, branzini, aragoste (che aborro): nulla mancava di quanto è consueto in ogni buon ristorante, e nulla mancava nel servizio, veloce, discreto: inappuntabile.

Poco primo l’inizio della cena si era animato il palco: la pianista ha preso posto e le note della frizzante “gelato al limone” hanno riempito la sala, seguite dalla voce della cantante inaspettatamente roca, non so se per natura o per omaggio all’autore della canzone. La parte musicale della serata è continutata così, in uno stile classico di piano-bar, che ho sempre trovato il più confacente ad accompagnare il piacere di una buona cena e di una buona compagnia. Poco prima della mezzanotte cantante e pianista hanno invitato i commensali a brindare al nuovo anno, e tutti abbiamo alzato i nostri calici opportunamente riempiti dell’usuale champagne dai solerti camerieri. Alcool che si è aggiunto al troppo alcool bevuto durante la cena.

Carla è stata una compagna perfetta ed io ne ho approfittato per lusingarmi e narrandole della mia vita professionale, e forse esagerando un poco sui successi conseguiti, e proponendole alcune mie opinioni sulla “vita” e rivelandole l’esistenza di queste note e di come il nostro incontro sarebbe in qualche modo restato alla “storia”, o foss’anche solo alla cronaca. Ascoltava e rispondeva quasi fosse veramente interessata alle mie inezie, tanto da impuntarsi anche in cortesi contestazioni. E tanto da opporre discanto commosso al mio commosso narrare di Corinna.
Pregevole. Le feci la cortesia di nulla chiedere sulla sua vita, per non costringerla a menzogne cui era di certo avvezza, ma del tutto inutili nel nostro piacevole contesto. La lascia parlare dei suoi gusti musicali, tutti interni alla musica “leggera”, e della sua ammirazione per l’attore John Travolta. Pregevole, essendo anche riuscita a farmi per qualche attimo pensare di piacerle.

Era circa la 1.40 del nuovo anno quando abbiamo lasciato il locale, non senza aver prima pagato un conto scandalosamente alto anche per la mia consuetudine (oramai antica) alla frequentazione di locali di pregio. Intorno alle 2 eravamo in albergo dove Carla mi propose un ultimo brindisi nelle mie stanze. Accettato.

La mia testa era pesante per il troppo vino, ed a suo dire anche quella di Carla: e questo le aggiungeva fascino, un fascino che solo i nervi mi toccava, mancando oramai di altre indimenticate reazioni. L’avrei voluta, ma la coscienza della storia mi conteneva nei lacci del mio tempo.
Il brindisi fu quasi “intimo”, gli auguri scambiati parevano sinceri e l’abbraccio appena accennato aveva il gusto di un abbraccio. Dopo accennai al suo compenso, con celato fastidio. Rispose “aspetta”

Eravamo nel salottino, arredato tra l’altro con un divanetto a due posti ed una poltrona. Carla mi spinse delicatamente sulla poltrona e si accomodò sul divanetto, si alzò la gonna e dovetti opporle un “no” al suo iniziare a sfilarsi lo slip. Mi ubbidì. Restò distesa con la gonna sollevata, le lunghe e belle gambe aperte, le sue lunghe dita scomparsero sotto lo slip ed iniziò a masturbarsi, in silenzio e guardandomi. Non potei che rimanere composto, vestito di tutto punto.
Quanti minuti non so dire, ma tanti da riportare alla mente troppe cose, troppe, troppe e che lì silenziose dovevavo restare, come stettero.
Ad un punto il ventre di Carla sobbalzò inarcandosi appena, e prima sibilò un gemito e poi un lungo respiro. Ancora qualche minuto e la gonna ridiscese, Carla si alzò ed io con lei e fu sul mio petto. Le presi “la” mano e le sfiorai con le labbra le dita. Erano le 2.40 quando se ne è andata.

Carla mi ha chiesto solo mille euro. Ho insistito perché ne accettasse tremila.

Categorie:Argomenti vari Tag: ,

Manca Poco

31 Dicembre 2006 2 commenti

Oramai manca poco alla dolce (?) follia. Appuntamento alle 20.30 con la bella prostituta Carla e poi non so dove, ho lasciato a lei l’incarico del dove e sono quasi certo che non sarà una delusione.
Confesso una punta d’emozione ma confido di saperla ben nasconderla e di superarla dopo, e forse dovrei anche confessare una punta di “vergogna” (ma non è la parola adatta) per questo appuntamento (pagato) piuttosto fuori dalla storia, con circa cinquanta anni che dividono i due casuali commensali, che arrivano da diversissime strade che subito riprenderanno dopo le prime ore del nuovo anno. Chi (Carla) a malapena ricordando e chi (Mario) che comunque ricorderà.

Sarò esteticamente gradevole nel mio vecchio abito da sera, tutto come da copione: cappotto nero e sciarpa, bianca come i capelli, massiccio e rugoso quanto basta a segnare la vecchiezza ma non il completo decadimento. Capiranno i commensali la natura mercenaria del rapporto e la sua estemporaneità o penseranno piuttosto al patetitico “mecenatismo” del solito vecchio che non vuole arrendersi al proprio corpo? Affari loro che non mi riguardano. Mi riguardano queste inattese ed inconsuete sette/otto ore che mi attendono, e mi voglio convinto di uscirne con “onore” (!!)

Relazionerò con asettica precisone stanotte o domattina su ogni aspetto, anche economico, della vicenda, e perché mi resti il certificato del “reato” e perché resti a voi un sorriso, comunque generato, sui tanti fiumi che percorrono il mondo.

Categorie:Argomenti vari Tag: ,